Il Campionato visto dagli allenatori: Bertinato

Prosegue la nostra rubrica dedicata al Campionato d’Eccellenza. Protagonista della quinta puntata è Massimo Bertinato, allenatore del Merano.
Era dai tempi, ormai lontani (sono passati ben 15 anni), dell’Us Passirio che la Merano del pallone non si trovava così in alto in classifica, con la prospettive di uscire addirittura dalla dimensione regionale e di approdare nel mondo della serie D. Se al giro di boa dell’Eccellenza il primato del Bolzano non può sorprendere, il secondo posto del Merano a soli tre punti dalla vetta non era nei pronostici di inizio stagione.
Bertinato ha una carriera molto lunga, prima come calciatore, poi come tecnico con ventidue anni di esperienza alle spalle, dei quali due trascorsi in Eccellenza, «Vorrei riportare il Merano ai grandi fasti del “fu” Passirio – ci ha dichiarato – Ho scelto di allenare nella mia città, rifiutando altre proposte interessanti, soprattutto per una questione di affetto. Sono una persona a cui piace molto questo sport e per questo vorrei poterlo farlo bene nel posto a cui sono legato».
Mister, ci fa un bilancio della prima metà di stagione?
«Per quello che riguarda la mia squadra, sono pienamente soddisfatto del secondo posto provvisorio in classifica. Nonostante le difficoltà, infatti, il Merano ha solamente tre punti di distanza dalla capolista Bolzano e credo che sarà in grado di giocarsi la vittoria fino in fondo. Il risultato ha una valenza ancora maggiore se si considerano i tanti infortuni (Brugger, Bertoldi, Iaderosa, Guerra...) che per un buon numero di partite ci hanno privato di elementi cardine della nostra squadra.
Avrei da dire qualcosa anche in merito agli errori arbitrali, che ci hanno interessato da vicino in alcune partite». Il riferimento va alla sconfitta rocambolesca nel derby col Bolzano oppure ai sei punti dilapidati in casa contro Vallagarina e Arco. «Alla luce di questi fatti, ritengo quindi che il nostro gruppo non sia ancora riuscito ad esprimersi al 100% e mi auguro che lo farà presto. Nonostante tutto gli infortuni hanno “giocato a nostro favore”. Per i tre quarti del girone d’andata, infatti, è entrato in campo un undici titolare composto per più della metà da ragazzi di età inferiore ai 20 anni, schierando due ‘89, due ‘88, due ‘87 e un ‘86. Così facendo si sono fatti una bella esperienza».
Chi vincerà il campionato, secondo lei?
«Il Bolzano è attualmente in testa alla classifica ma sono convinto, come detto prima, che anche il Merano possa giocarsi la vittoria fin in fondo. Questo convinzione è maturata strada facendo, partita dopo partita. In sede di campagna acquisti, ingaggiando i vari Antino, Hofer, Guerra e Bertoldi, sapevamo di aver allestito una squadra in grado di recitare un ruolo da protagonista in questo campionato. Però il secondo posto è un risultato che va oltre le nostre legittime ambizioni. Credo comunque che i biancorossi abbiano un non trascurabile vantaggio. Quello cioè di allenarsi per cinque volte alla settimana. Io, strada facendo, sono riuscito a convincere i ragazzi a sostenere quattro sedute. Ed è già tanto. La differenza fra squadre che sono più o meno allo stesso livello, infatti, sta nel numero e nella qualità degli allenamenti. Abbiamo acquistato recentemente Vincenzo Tommasino, che prima era al Rovereto, un giovane che ha delle notevoli qualità. Esclusi Bolzano e Stegona (sono quasi professionisti) e Brixen (ha puntato tutto sui giovani) ritengo che in generale le squadre trentine abbiano degli ottimi giocatori, forse anche migliori di quelli delle cugine altoatesine».
Le squadre trentine, secondo lei, fanno più fatica degli altri anni?
«Il Bolzano sbilancia la classifica verso l’Alto Adige. Ma io credo che gli equilibri fra le due province siano più o meno quelli degli altri anni. Non è vero che le trentine stanno andando male, diciamo che sono cambiate le protagoniste rispetto al passato. Una volta ai piani alti c’erano l’Arco, l’Alense e il Mori. Adesso, per esempio, troviamo nuovamente l’Alense, oltre al Rovereto e alla Benacense. Credo comunque che anche le altre siano in grado di recuperare punti preziosi nel girone di ritorno. E poi la classifica è corta! Questo vuol dire, ad esempio, che se nella prima partita di ritorno l’Alense vincesse con il Bolzano, si accorcerebbe ancora di più. Sono gli scontri diretti che contano nella seconda metà di campionato».
Il miracolo Mezzocorona può insegnare qualcosa alle altre società regionali?
«Il merito della squadra gialloverde è quello di aver lavorato bene in passato. E adesso se ne vedono i frutti. A loro va il merito di avere costituito un’organizzazione ed un’amministrazione di alto livello. Da questo punto di vista ha molto da insegnare a tutte le altre squadre regionali.
Anche l’esperienza dell’Alta Vallagarina può insegnare qualcosa. Adesso sta facendo bene con Marco Gaburro e ha dimostrato di aver cambiato marcia.
Entrambi i casi insegnano che un campionato, sia d’Eccellenza, sia di una categoria superiore, non si può improvvisare. È necessario avere ben chiari gli obiettivi, avere un’organizzazione precisa, un buon numero di allenamenti alla settimana, almeno quattro per il campionato d’Eccellenza e di più in uno per la serie superiore».
Quali sono, secondo lei, i migliori giocatori di questo campionato?
«Escludendo quelli del Bolzano che hanno sicuramente una marcia in più e lo dimostrano con il primo posto in classifica, credo che siano ottimi giocatori Girardi e Bellini dell’Alense. Al Brixen ho visto molti giovani che potrebbero ambire a giocare anche in una categoria superiore come un paio della Benacense, oltre a Canali del S.Giorgio
Ci metto anche Bertoldi, un nostro giocatore, che ha delle ottime potenzialità ancora inespresse per colpa degli infortuni. È rientrato verso la fine del Campionato, quindi mi aspetto di vederlo in ottima forma nelle prossime partite».
Chi vincerà la classifica marcatori?
«Sicuramente Bonazza ha una marcia in più rispetto agli altri ed è ormai definito il bomber per eccellenza, indipendentemente dal posto che ricopre in classifica la sua squadra. Credo che Gadea del Bolzano possa dargli fastidio nella seconda metà di stagione, aiutato da tutta la squadra. E poi non voglio dimenticare i nostri, Enrico Rossi e Fabio Bertoldi, che giocando appena sette partite, ha realizzato sei gol».