Il campionato visto dagli allenatori: Memmo

La terza intervista agli allenatori delle sedici squadre che disputano il campionato d’Eccellenza è dedicata a Raffaele Memmo, mister del Rovereto. La prima metà di stagione è stata molto soddisfacente, perché la compagine lagarina ha chiuso il girone d’andata al terzo posto (a pari merito con Brixen e Benacense) a quota 24 punti.
«Non ho di che lamentarmi – è il suo primo commento – L’obiettivo dichiarato a inizio stagione era quello di confermare il piazzamento ottenuto l’anno scorso, cioè il quinto posto, e direi che ci stiamo riuscendo alla grande. Se volessi fare il pignolo, direi che avremmo potuto giocare meglio in qualche partita».
Il Bolzano, secondo lei, è destinato ad “uccidere” il Campionato oppure vi sarà battaglia fino alla fine con qualche altra squadra?
«Sono convinto che a contendersi la promozione saranno quest’anno soltanto due squadre, ovvero Bolzano e Merano, che è secondo a soli tre punti, quindi facili da recuperare. Brixen, Benacense e Rovereto si giocheranno il terzo posto con le prossime partite. Vedo un campionato equilibrato, per vincerlo serviranno almeno 60 punti. E solamente il Merano, che per ora è a quota 28, e il Bolzano, con 31 punti, sono in grado di farcela. Non mi aspetto, quindi, colpi di scena nei prossimi mesi».
Dopo un campionato di serie D le società trentine escono quasi sempre “esauste”. Così è successo, per esempio, all’Arco, all’Albiano e al Vallagarina, che dopo essere retrocesse, fanno fatica anche in Eccellenza. Sarebbe forse meglio evitare di vincere il campionato?
«Se una squadra programma bene la stagione e vuole compiere il salto di qualità, non vedo quali possano essere i problemi. È ovvio, però, che deve esserci alle spalle un piano ben preciso, perché per la serie D bisogna attrezzarsi bene. A cominciare dai giocatori: ne servono di validi come titolari e di altri che danno sostanza alla panchina. Inoltre bisogna programmare gli allenamenti nel pomeriggio e non più “soltanto” alla sera, dopo una giornata di lavoro, come spesso accade nelle serie minori. Insomma, il campionato di serie D è tutto un altro mondo, quasi professionistico, e per avere buoni risultati bisogna sapersi adeguare».
Il miracolo Mezzocorona può insegnare qualcosa alle altre società regionali?
«Certo che sì. Anche i giallo-verdi si sono trovati in difficoltà il primo anno nel quale hanno affrontato la D. Dopo la delusione hanno saputo reagire e riorganizzare una squadra decisamente migliore. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. In questo senso credo che abbiano molto da insegnare alle altre società.
Per il Trento, invece, la situazione è differente. Io credo che la squadra del capoluogo si senta continuamente sotto pressione, come se avesse “il dovere” di vincere solo perché porta un nome importante. Anche per questo i risultati arrivano con difficoltà. Senza contare, naturalmente, i problemi di sponsor e di organizzazione che pesano non poco...».
Ma non è questa la sede per approfondire il discorso. Torniamo a parlare del campionato d’Eccellenza. Ci indichi qualche giocatore che ha colpito la sua attenzione.
«Ne ho visti tanti in questi mesi. Di tutti ne scelgo due, Enrico Rossi e Andrea Guerra del Merano, che sarebbero molto validi anche in una categoria superiore. Molto forte è anche il portiere Antino. E poi tutto il reparto difensivo del Bolzano con Demis Franzoso, Andrea Sega, Paolo Cassol e gli altri».
Il solito Luca Bonazza è in testa alla classifica marcatori. Sarà il bomber anche per l’annata 2007/2008 oppure qualcun altro metterà in discussione la sua leadership?
«Ah, quel Bonazza! Ha fatto tanti di quei goal. Come lui non c’è nessun’altro. Non per niente da anni è in testa alla classifica e credo che finirà così anche questa stagione».
E tra i giovani, quali giudica i migliori?
«Così su due piedi mi viene in mente Massimo Caterina dell’Arco, ragazzo nato nel 1989. Non si può dimenticare Paolo Nardin, della Virtus Don Bosco, che lo scorso ottobre è stato convocato a Coverciano per un raduno con la Nazionale Dilettanti Under 18. In regione, purtroppo, non sono molte le squadre che si danno da fare per coltivare il vivaio. Credo che il Trento e l’Arco siano quelle che stanno facendo il lavoro migliore».