Hombre del partido
giovedì 1 febbraio 2007
CALCIO
Marco Fusi, il turbo del Calciochiese
Silvia Gadotti
di Silvia Gadotti

Tanto timido e riservato alla prima impressione, quanto protagonista in campo. È Marco Fusi, saldamente ancorato in cima alla classifica marcatori del girone A in Prima Categoria. Il ventiquattrenne di Storo, in realtà originario di Brescia, è approdato al Calciochiese alla fine della scorsa estate e nel girone d’andata ha già messo in saccoccia 10 gol (e 14 punti).

«Le reti non sono 9, come ho trovato scritto su alcuni quotidiani», ci tiene a precisare Marco e già si capisce dove vuole arrivare. Seduto sull’altra metà della poltrona di bomber c’è anche Ben Abdallah Foued, suo compagno di squadra. «Siamo divisi da un niente, Ben è a quota 9. In campo c’è una bella rivalità – commenta Marco che a dire il vero non è proprio una punta ma gioca in fascia – Facciamo parte della stessa società ed è quindi inevitabile il confronto. Alla fine qualsiasi palla in rete va bene, sia che ce l’abbia messa io, sia che ce l’abbia messa Ben. È il risultato che conta. Con i suoi 10 gol realizzati, Marco è anche saldo al terzo posto tra i marcatori della Prima Categoria, dietro a Mirko Dalpiaz (TNT Monte Peller) irraggiungibile a quota 19 e a Marco Menolli (Leno) a quota 13.
Marco ha cominciato nelle giovanili del Brescia, città dove è nato, poi si è trasferito a Storo e da subito entrato nel Condinese. Adesso è al Calciochiese, lavora come dipendente in una ditta che produce tetti e convive con la fidanzata. «Mi sono innamorato del calcio da piccolo, quando mi hanno portato al campo i miei genitori. Da allora non ho più lasciato questo sport» racconta Marco, che nel tempo libero adora scorrazzare in giro in sella al proprio quad. «E poi continua - Gli anni passati in Eccellenza, dove ho esordito da giovanissimo, sono stati anche i più belli perché potevo confrontarmi con giocatori di alto livello. Ancora adesso metto in pratica gli insegnamenti che mi hanno trasmesso i giocatori che avevano più esperienza di me».
La carriera di Marco prosegue con qualche anno in promozione e poi approda al Calciochiese in Prima Categoria, per il campionato in corso. Una scelta quasi obbligata, viste le divergenze con la dirigenza della società in cui militava. «Al Calciochiese mi sento come a casa e non mi faccio molti problemi solo perché gioco in una categoria minore. A me interessa tirar calci ad un pallone e divertirmi: l’amicizia con i compagni di squadra continua anche fuori dal campo». Cosa non difficile da credersi visto che l’aria che si respira al momento nella società del presidente Moneghini è ottima. Il Calciochiese ha il miglior attacco del torneo (36 gol fatti), ben cinque in più del Calcio Bleggio e undici in più della Nordauto Virtus. Ottimo anche il rendimento in casa, evidentemente supportato da un buon tifo e da un forte attaccamento al terreno, con 19 punti conquistati su 21. Infine il Calciochiese vanta la striscia più lunga vittorie, 6 consecutive.
Ma adesso c’è poco da scherzare. Il tempo del riposo è finito e sono già cominciati i primi allenamenti per il girone di ritorno. In campo si torna il 18 marzo, contro il Calcio Bleggio, squadra inseguitrice a un un solo punto. Una poltrona per due? Chi lo sa… «Alla fine saremo noi ad avere la meglio – commenta sicuro Marco (e ci saremmo stupiti del contrario) - certo è che entrambe le squadre sono equilibrate e non è facile fare i pronostici quando mancano ancora così tante partite». E chissà che qualche altra compagine, con uno straordinario recupero, non riesca a inserirsi nella lotta per le prime piazza nel girone, come la Ravinense o l’Azzurra. Anche Marco, nella sua carriera ha avuto i momenti belli e quelli brutti. Di quelli positivi ne abbiamo già parlato. Ora tocca a quelli negativi: «Due anni fa è stato il periodo più difficile perché mi sono rotto il piede e non ho potuto entrare in campo per tutta l’andata. La passione per ricominciare è l’unica che ti fa riprendere gli allenamenti anche dopo mesi che vedi la partita dalla panchina, o peggio ancora dagli spalti».
Infine un messaggio che crediamo di condividere in pieno: «In Trentino il calcio è molto seguito, soprattutto quello giovanile. Credo però che gli allenamenti dei ragazzini debbano essere condotti in modo diverso. Mi spiego meglio, quando ero a Brescia il compito principale degli allenatori era quello di impostare bene tutti i fondamentali del gioco. Mi rendo conto che, qui come da tante altre parti, si pensa troppo spesso solo al risultato, alla partita e non si lasciano crescere i ragazzi. Così si rischia di annoiarli e di farli rinunciare al divertimento, che nel gioco è la cosa più importante».

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