Giovanile
martedì 12 marzo 2019
CALCIO
Il calcio di domani ha bisogno di giocatori istruiti

Formare persone, prima che calciatori. Motivare i ragazzi a cogliere ogni dettaglio, per crescere dentro e fuori dal campo. Pensare che allenare l’intelligenza e i valori è sempre necessario, a prescindere che si riesca o meno ad approdare al calcio professionistico. Sono alcuni degli indirizzi emersi nella terza edizione di «Calcerò - Diventare calciatore: un sogno, non un’ossessione», la serata di approfondimento sul calcio giovanile svoltasi lunedì 11 marzo al Casinò di Arco, in vista della finale del 48° Trofeo Beppe Viola.
Fra i relatori Damiano Tommasi, Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori che ha patrocinato l’evento. «Chi vuole fare questa professione – ha spiegato l’ex centrocampista della Nazionale - deve pensare ogni secondo come migliorare e da chi imparare. Nei dettagli si fa la differenza. Le persone adulte, dai genitori agli allenatori, devono essere fonte d’ispirazione per i più giovani. Spesso, invece, il sogno di diventare calciatore è legato ai soldi, alle belle donne, alle belle macchine, al mondo patinato».
Il primo dribbling da cercare, dunque, è quello alle facili illusioni, che portano spesso ad accantonare gli studi. «Il calcio è uno sport per persone più intelligenti – ha sottolineato Maurizio Viscidi, responsabile del Settore Giovanile FIGC – e non è vero che per giocare a calcio si può essere stupidi. Del resto, la discriminante fra chi arriva e chi non arriva, anche in questo sport, sono le qualità morali e intellettive».
Si è anche parlato anche del ruolo dei procuratori sportivi, con l’agente internazionale Andrea Pretti: «Chi fa il mio lavoro ha molte più responsabilità di una volta e deve saper consigliare al ragazzo ciò che è più giusto e vantaggioso per la sua persona, anche se questo sembra a prima vista svantaggiare la carriera».
Da Pretti un consiglio ai ragazzi presenti: «Ascoltate di più i vostri genitori e non chi vi illude. Poi è in campo che si fanno i conti: lì non si raccontano più bugie»
E a proposito di illusioni, Tommasi ha riproposto l’idea di far partire i settori giovanili professionistici dall’Under 17 («è a quell’età che i ragazzi iniziano a fare le scelte importanti») ed ha indicato come i giovani possano trovare un proprio equilibrio anche nella società di oggi, «non è giusto demonizzare ogni cosa, a cominciare dai social, ci sono rischi, ma anche opportunità: l’importante è farne uso consapevole».
Guglielmo Longhi (Gazzetta dello Sport) ha suggerito di pensare a un percorso parallelo dal punto di vista della conoscenza e dell’approfondimento, cercando di superare la dipendenza dai social network: «Il digitale e in generale i social hanno preso il sopravvento: gli allenatori faticano a rapportarsi coi ragazzi. Bisognerebbe convincerli che esiste un mondo oltre il calcio. Il tempo libero non dovrebbe essere buttato via, ma sfruttato al meglio per studiare».
Può essere cruciale un cambio di rotta nell’interazione fra i club e la scuola: «La realtà – ha sottolineato Viscidi - è che noi non stiamo facendo niente per loro a livello scolastico. Sono stato professore a scuola e spesso ho visto tanti colleghi ostacolare i ragazzi. All’Ajax ogni atleta ha il suo tutor e studia dopo la scuola e prima degli allenamenti. In Italia li inseriscono nelle scuole private dove regalano i diplomi».
La serata, che ha visto anche il conferimento del Premio Allenatore Regionale a Sandro Merz, è stata aperta dai saluti di Marco Benedetti, Presidente del Comitato Organizzatore del 48° Trofeo Beppe Viola, e di Sandro Morgana, Vicepresidente della Lega Nazionale Dilettanti e responsabile del Dipartimento Calcio Femminile, oltre che dal divertito e reciproco “Vinciamo noi!” di Christian Terni e Giovanni Bosi, allenatori rispettivamente di Milan e Atalanta, che oggi alle 18.15 si contenderanno il trofeo nella finale in programma ad Arco (diretta tv Raisport e streaming PMGSport).

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